PATAGONIA
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PATAGONIA IRPINA
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PSICHIATRI INUTILI
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PATAGONIA IRPINA
Non c'è nessun rumore questa mattina. La città è ferma. Solo poche persone camminano a piedi sulle tracce di automobili sempre più rare, che hanno scavato, con i loro motori, solchi sempre più profondi, sporcando e ghiacciando la candida neve. Mi sono svegliato per primo, al solito, al richiamo di una natura viscerale, per affrontare i ricordi di questa vita, per affrontare i dubbi del prossimo viaggio.
Non passano ancora i bus di linea ed è panna brillante, grazie al sole fresco di questa giornata, quella che copre fino al ginocchio le forme ormai perse di cemento e pietra intorno a questi alberi di Natale meravigliosamente decorati dalla natura.
Ero solo anche all'alba sul Paine, riparato da un'ampia vetrata, di fronte alla maestà della natura, riscaldato da vesti e artifici sconosciuti all'epoca della pietra. La piana verdeggia e degrada, inchinandosi fino alle torri montuose, scavata dal ghiaccio per molti millenni, di cui è persa memoria geologica da noi in Italia, causa l'uomo che ara e che edifica distruggendo ogni ecosistema.
Ero solo nella grotta preistorica, con uguale apertura, ma ovale, senza alcuno riparo dal vento delle mura ancor umide al tatto. Eran bianche le cime montane, mentre andavo lontano nel tempo, riflettendo che nudo ma fiero, o abbigliato con pelli camelidi, avrei acceso un bel misero fuoco come unica fonte di caldo.
Sono qui mentre dorme a due passi questa lunga figura mia amica. La sua vita di umili pianti, ha narrato la sera di prima.. Sono morti quei suoi genitori, vergognosi di questa natura, che in passato le avrebbe concesso ogni rango di onori o la morte. Era nata dotata di un pene, ma gli ormoni non vennero uguali, e gli estrogeni, quei benedetti, le hanno reso due seni imperfetti. Né lo sport, né gli amici volgari. Né le lacrime o le botte del padre, la cambiarono dalla natura che la vuole una ermafrodita. Lei è orgogliosa e ricerca l'amore. Si diletta a produrre filmati. Lei si abbiglia, come brava ragazza, con le tinte più tenui e eleganti.
Sono solo sulle cime montuose, inseguito dagli altri italiani. Sono solo stambecco o guanaco, con il verde del velociraptor. Sono solo, come sempre per tutti, alla cima di una vita orgogliosa che non mi permette l'incontro sperato nè nei boschi né in alcuna piazza, né reale né virtuale, né d'amore né di antiche e pie razze. Non ci sono gli indi Yagàna, non ci sono gli Ona o i Teuelches. Questi popoli che, dalla Cina, sono giunti esplorando le americhe, percorrendo al passo di mandria, tutto il mondo dall'artide al mare, qui vicino, di Terra del Fuoco. Sono soli, con la loro cultura, con le favole di nonni e sciamani, con le frecce di semplici archi, con l'amore e tanta paura, di ogni piccolo o grande animale, di ogni rombo e di ogni natura, con la fame, la sete ed il sesso, come uniche spinte vitali. Con i piedi che vanno guidati solamente dal sole e dal vento, dalle stelle che non hanno nome, dalla luna, rabbiosa figura, che la notte li spia da lontano, rivelando la loro natura.
Siamo svegli in attesa degli autobus o che il cielo, meno funesto, ci permetta di attraversare questa landa di bianca e pia neve, queste terre purificate, questa irpinia di dolce e d'incanto. Siamo qui ricordando le vite così dure di altri ammalati, quelli veri, che rischian la vita, nelle cliniche e negli ospedali, mentre ieri narrava più allegra la mia bionda ed altissima amica quella scena di umiliazione nelle docce di uno spogliatoio, quando maschi le tolsero i panni, da compagni diventando aguzzini. C'eran due, tutti nudi anche loro, nella folla di membra sportive, che si eressero all'apparizione di quel corpo da donna col pene. C'eran due, tutti nudi e eccitati, che le ingiunsero di avere vergogna, mentre lei era sempre la stessa, quella nata tal madre e quel padre. C'era un arbitro ancor più confuso, ma misogino, omofobo e ben altro, che per certo non tollerava nulla più di ogni triste suo limite.
Sono solo mentre provo a spiegare l'importanza di reperti pietrificati di giganti, di sauri e animali, di ogni specie di vita ancestrale, che abitava la terra più antica, gondwana, poi gaia, poi america. Pria che steppa, foresta e boschiva, Patagonia ne venne chiamata da coloni spagnoli e violenti che introdussero vacche ed ovini, uccidendo il ricordo perfino della storia delle loro violenze. Queste guide con gli occhi di mandorla, dalle pelli scurite per sempre, che si negano ad ogni sospiro tutti i padri di origine india, che rinnegano ogni cultura, se non quella che li domina altera, che sconfessano Darwin e tirannosauri, pur avendoli ben grandi e vicini, pur sapendo usare la rete, pur potendo viaggiare lontano. Sono ferme le vite degli uomini si congelano più dei ghiacciai che da eterni che erano al mondo, già si sciolgono fragili e gravi.
Era bianca la candida neve, come schiuma morbida al tatto, molto alta e meravigliosa, con sapore di dolce sugoso. Era bianca e mi ci affondavo, per spalare con mani e con piedi, per spezzare coi calci del ghiaccio, per aprire alle auto un buon varco. Era bianca ed io divertito come bimbo, ché da dieci anni non la vedevo, vivendo la costa, tanta neve spalavo con forza. Era bianca di notte la strada e anche l'aria con quei grandi fiocchi, per andare e di notte tornare dalla scena cafè letteraria, dove io ho dovuto prestare la mia voce alla storia nel mondo di quel tenero essere umano, femminiello o ricchione appellato.
Non ho visto la gente famosa che nel Sud ben lontano nel mondo hanno fatto scoperte grandiose, giù tra i mari, sui monti e sull'uomo. Non ho visto quel pa' De Agostini, prete sconcio ed esploratore, sui cui passi da conquistatore, fu creata la sterminazione di quei popoli nomadi e tanti che vivevan di foche e di incanti. Dei filmati e fotografie di quegli esseri umani già estinti, si arricchisce la fantasia di moderni scrittori e arrivisti. Non ho visto quel prete che, inglese, ben tradusse parole ed azioni di un immenso vocabolario, necessario a chi solo tramanda con la voce di madri ed anziani. Non ho visto uccidere umani ma ho parlato con tanti i cui padri hanno visto tre ere distinte: contra indigenos, per ignoranza, pues peones, per padronanza, y democraticos, per dittatura o militanza.
Non ho visto la Candelora, ma le voci di canti pagani, ripetuti in napoletano, con i suoni di tanti millenni, ripetuti e lagnati ogni anno, per la dea ieri madre e Cibele e montagna, poi partenio e poi gravida e santa, oggi ancora una vergine icona, quella bella di sette sorelle. Non ho visto quell'odio profondo nell'abate in abito lungo, che impedisce a cantori e fedeli, ai pagani ed eunuchi moderni, di cercare la mamma schiavona, per imporre altri riti cristiani; ma degli ordini di polizia che ci fermano sempre più a lungo, sono imposti dal mio stesso stato, contro libere e gioiose danze, contro tante tammorre e cantanti, contro libere vite di amanti.
Non ho visto e neppure incontrato tanti giovani esploratori che hanno reso più umana ogni razza e più scimmia ogni nostra famiglia. Non ho visto chi scava la roccia per cercare il petrolio e ogni teschio sepolto, che son fossili della natura, che si è estinta senza procura. Non ho visto Menendes e Brown le cui vite da teneri amanti sono state di latifondisti, dittatori e capitalisti. Non ho visto che steppa e ghiacciai, animali pacifici e umani, che da nomadi invadono ancora tante strade, giardini e baracche.
Non ho visto che il candore del bianco, che nasconde ogni umano difetto, senza dare più peso di tanto alle chiacchiere ed al pregiudizio. Non ho visto l'irpinia profonda, né le checche qui nate o fuggite. Non ho visto che il bianco che amo diffidando ogni altro colore, tanto il grigio del cielo nevoso, quanto quello del cuore dell'uomo.
Ma son blu le pareti ghiacciate e monocroma ogni altra vita che per comodo o per ignoranza, per la colpa di culti o padroni, si auto-impone cosa pensare e si scavano valli e canali che dividono madri da figli, che separano padri e fratelli, per la pelle colore amaranto, per un pene dotato di seni, per l'amore di scienza e natura, per l'amore di un uomo gentile, per passione di quanto è già stato, per passione di quanto potremmo.
La strega maligna
Manlio Converti
2) PSICHIATRI INUTILI
Non esiste una conoscenza adeguata della materia "mente" e delle sue "patologie" per cui tutto ciò che sappiamo è che sono malati di mente quelle persone che non hanno NESSUN segno misurabile in alcun modo, nonostante le sofisticate apparecchiature moderne e la genetica avanzata di cui ci vantiamo in altri campi.
Sappiamo però che queste persone hanno dei BISOGNI come ogni essere umano, ma che non sono in grado di provvedervi da SOLI, per cui hanno BISOGNO delle modeste terapie di cui disponiamo e di assistenza sociale, che invece sostituiamo con l'espulsione dalla società ed il ricovero in COSTOSE cliniche private.
Le nostre terapie (appartengono all'umanità ma è opportuno che le manipoli uno psichiatra visto che è la sua esperienza EMPIRICA a fare la differenza nella DIAGNOSI che non può essere altrimenti MISURATA) sono quasi sempre solo SEDATIVE delle ansie (antidepressivi) o delle angosce (neurolettici e regolatori del tono dell'umore) quando non sedative nel senso letterale del termine o tossicomani come i vecchi barbiturici e le ancora abusate benzodiazepine.
Il modello Popperiano o quello di Pasteur-Fleming, validi per il resto della medicina moderna, non si applicano ad una materia di cui non si conosce PER NULLA la base biologica, essendo comunque esclusa quella METAFISICA !
Rimando a lei l'approfondimento dello studio di Popper, Pasteur e Fleming e della loro importanza per il salto dalla medicina naturalistica di Avicenna e Galileo a quella moderna.
Siamo per la psichiatria ancora nel campo, allora, delle speculazioni empiriche e naturalistiche, con una biglia, il farmaco, che scivola in un certo modo su un piano inclinato, il paziente A o il paziente B o la persona supposta sana C, senza però sapere neanche di quanto è inclinato il piano A, quello B o se sia effettivamente un piano quello C !!!
Sappiamo però che sia A che B che C hanno BISOGNO di una CASA, di CIBO, di DORMIRE, di essere PULITI, di avere un LAVORO o comunque degli INTERESSI durante il giorno, di avere AMICI, AMORI e FAMIGLIA, e via dicendo, vivendo in COMUNITA' SOCIALI ampie e COSTRUENDO la PROPRIA VITA come tutti quanti gli altri (d, e, f, g, h...).
I suoi neurotrasmettitori sono molto divertenti... ma non servono a nulla se non a SPECULAZIONI SOFISTICHE in ambito farmacologico, senza cioè alcuna base scientifica certa, dal momento che non possiamo determinare in alcun modo nè la differenza tra le persone A, B e C nè la differenza tra A1, A2, A3 a seconda di quanto e quale farmaco si somministri, se non sulla base delle VALUTAZIONI EMPIRICHE dei nostri vituperati e depressi PSICHIATRI !
I miei colleghi psichiatri si sono inventati cento scuse in tutta Italia per smettere di fornire servizi ai sofferenti psichici e GARANTIRE i ricoveri in strutture PRIVATE (convenzionate o meno) a COSTI elevatissimi per lo stato, ma con vantaggi secondari per ARROTONDARE STIPENDIO e PENSIONE, da parte soprattutto dei PRIMARI di PSICHIATRIA!
Contro questo scandalo dell'abbandono di chi non può difendersi vi estendo l'invito al convegno:
CONTRO LA CHIUSURA NOTTURNA E FESTIVA DEI SERVIZI DI SALUTE MENTALE
ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI
ASSOCIAZIONE SERGIO PIRO
C.G.I.L. FUNZIONE PUBBLICA NAPOLI
GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012 ALLE ORE 16,30
PRESSO LA SEDE DELL'ISTITUTO IN VIA MONTE DI DIO 14 A NAPOLI
LA CURA DELLA SOFFERENZA PSICHICA A NAPOLI
INTRODUCE E COORDINA ANTONIO MANCINI
LUIGI DE MAGISTRIS SINDACO DI NAPOLI
La promozione e la tutela della salute mentale a Napoli
FRANCESCO ROTELLI PRESIDENTE ASSOCIAZIONE CONFERENZA PERMANENTE SALUTE MENTALE
NEL MONDO FRANCO BASAGLIA
La legge 180 in Italia e le sue conseguenze in Europa
GIOVANNA DEL GIUDICE PORTAVOCE FORUM SALUTE MENTALE
Dipartimenti di salute mentale e organizzazione territoriale della cura in Italia
ANNA CANZANELLA SEGRETARIO PROVINCIALE C.G.I.L F. P. NAPOLI
Il disegno restauratore a Napoli: il ritorno delle psichiatrie neomanicomiali
SALVATORE SANNINO SEGRETARIO PROVINCIALE C.G.I.L F.P. NAPOLI
Piano di rientro e difesa dei Livelli Essenziali di Assistenza
FRANCESCO BLASI PSICHIATRA ASL NA1 CENTRO
Di un caso di licenziamento di un paziente psichiatrico
TERESA CAPACCHIONE PSICHIATRA ASL NA1 CENTRO
Discriminazioni di genere tra operatori e utenti nella salute mentale
PARTECIPANO
SALVATORE MASSIMO SEGRETARIO GENERALE C.G.I.L F.P. NAPOLI
FEDERICO LIBERTINO SEGRETARIO GENERALE C.G.I.L. CAMERA DEL LAVORO NAPOLI
Seguirà dibattito con operatori dei servizi di salute mentale, utenti, familiari, studenti



