OUT
1) OUT
2 ) IL MIO COMING OUT
3) SUL SUICIDIO del'abbandonato !
OUT
Nell' Italia del primo ventennio Berlusconiano, il più moralista della storia patria, mentre le donne sposate continuano a farsi la guerra con le prostitute più che con le lesbiche, invece di unirsi tutte contro il padre-padrone, anche per i Gay e per i Trans è venuto il nodo al pettine dei propri assurdi MORALISMI e TABU' !
Per le trans il gioco è facile: non parlano MAI dei loro partner ma soprattutto i loro partner non parlano mai in prima persona, ed anche l'unico conosciuto, Marrazzo, non fa che scusarsi invece di marciare orgogliosamente dei gaypride; inoltre parlano SOLO della loro operazione di transizione, cosa legittima per chi la pratica, ma questo appartiene solo ad una minornaza, giacché per amore o per forza il pene e le tette attraggono a quanto pare molto di più di una vagina ricostruita !
Dei trans da donna ad uomo, invece non si parla abbastanza: cercate CHAZ per trovare il più famoso al mondo !
Le associazioni gay italiane hanno invece BOICOTTATO il primo atto di ribellione NORMALE contro quei KAPO' che in parlamento e dai pulpiti televisivi parlano male e votano contro gli omosessuali, ma poi, essendo essi stessi gay, se li portano a letto !! Tra questi c'è un certo MILANESE che pagava la casa ad un certo TREMONTI, adesso sapete il perchè....
Le lesbiche essendo donne non fanno nemmeno notizia, la sola Paola Concia, nostra leader nell'alto del parlamento, ci sta guidando verso l'ennesimo tentativo di avere una legge contro l'Omofobia, stavolta come "ESTENSIONE" della legge Manicini, da cui eravamo stati ESCLUSI quando fu approvata...
Essere Gay o Lesbica porta quindi al passo più difficile ed IMMORALE oggi evitato da moltissimi omosessuali moralisti italiani: fare il COMING OUT cioè dire a parenti ed amici, tutta la vita una continuazione, di essere appunto normalmente omosessuali !!
Ecco il mio COMINGI OUT, perché io non sono un MORALISTA ma...
La STREGA MALIGNA
IL MIO COMING OUT
Dopo essermi torturato tutta un'adolescenza pensando di dover essere almeno bisessuale per avere una famiglia, più che per amare le donne di cui non apprezzavo molto di più dei seni, ma senza alcun prurito genitale; dopo avere pensato anche alla carriera da prete, visto che, appunto, il celibato mi sarebbe riuscito benissimo; dopo aver temuto di diventare come le drag e le trans della "cage aux folles", mentre eiaculavo solo con i film di rambo e van damme; mi sono arreso a confessarmi ed a praticare l'arte dell'omosessualità dopo avere casualmente scoperto l'Arcigay a Napoli, tra i vicoli bui vicino all'Università, durante uno dei famosi we del maggio ai monumenti.
Il cambiamento di stile di vita fu radicale: iniziai a frequentare tutti i sabato sera la discoteca al Parco Virgiliano, che era allora l'unica disponibilità settimanale offerta.
Ogni domenica puntuale mia madre mi svegliava tra le otto e le nove, uccidendomi la salute ed approfittando della mia sonnolenza per chiedermi ogni volta di confessare!
Ti stai drogando!
Stai spacciando!
TI stai ubriacando!
Stai andando con le prostitute!
E' colpa di quella ragazza della finlandia!
Stai andando a rubare!
Ogni volta il terzo grado colpiva uno solo di questi argomenti per almeno un'ora...
Dovete sapere che sono astemio, che odio perfino fumare ed ancor più i fumatori, che all'epoca già lavoravo e guadagnavo bene e che quella ragazza finlandese era stata molto utile a me solo per capire che c'erano molti più gay al mondo di quante siano le drag e le trans dei film italiani, ma soprattutto che lei mi aveva presentato, ahimè solo pochi giorni prima che partisse, uno splendido nuotatore greco...
Alla fine, credo la settima volta che mia madre mi risvegliava dal sonno ristoratore post.discoteca, glielo dico in modo brutale:
"NO mamma non sono un ladro nè uno spacciatore, non sono un etilista nè un drogato, ma soprattutto non vado con le donne: sono GAY !!"
Per un sacco di tempo, che include anche l'avere trovato me ed un ragazzo scopare in casa mentre loro dovevano stare a teatro, lei mi odiò democraticamente solo scrivendomi messaggi pletorici come fossero temi della terza media, mentre la vita scorreva per il resto nello stesso identico modo di prima, senza nessun intoppo.
Dopo che andai via di casa (lavoravo appunto e guadagnavo abbastanza), si è riconciliata con sè stessa, da sola, e si è auto.giustificata pensando che se avessi ingannato una donna per restare fedele alle aspettative sociali sarebbe stato peggio (sarebbe stato impossibile, provai a spiegarle!).
La sua auto.giustifica includeva dei parametri: non devi dirlo a tuo padre, non devi dirlo a nonna, non devi dirlo a tua sorella!
A mia sorella l'avevo già detto da mesi, a mia nonna pochi giorni prima perché lei candidamente aveva capito tutto e mi aveva chiesto:
"Manlio ma sei un uomo?"
al che le avevo risposto, semplicemente:
"Dipende da cosa intendi per uomo, devi sapere che...",
A mio padre non avrei, invece, detto neppure di avere una ragazza, per cui lui restò davvero all'oscuro di tutto fino al 2000 quando approfittai del world gay pride per spiegarglielo serenamente.
Lui la prese meglio: pensò solo che potevo morire di AIDS e che il mondo mi avrebbe impedito di lavorare (cosa che già facevo regolarmente, intendo sia il lavoro che usare i preservativi!).
Mia madre e mia sorella sono poi venuti ad alcuni convegni in cui io parlavo di omosessualità ad un pubblico eterosessuale, mentre mio padre nel suo piccolo si arrabbiava ad ogni esternazione di Ruini e Ratzinger.
Proprio lui mi ha regalato in fin di vita, uno splendido pulloverino ed una camicia entrambi rosa confetto, che non avrei MAI osato prendere io, a significare, parole sue, che io potevo esprimere me stesso come volevo perché lui mi avrebbe sempre sostenuto!
La cosa assurda, cui nè loro nè io avevamo pensato, è che a Napoli sarebbero stati gli omosessuali a respingermi perché io vivevo, anche grazie al sostegno della mia famiglia, una vita perfettamente libera dai pregiudizi e dai nascondimenti, diventando, nel mio piccolo, un alfiere dei diritti gay e della necessità del coming out come strumento individuale e collettivo di liberazione dall'oppressione omofoba della società.
Nessun eterosessuale si è mai permesso di ferirmi senza che altri eterosessuali mi difendessero facendolo recedere da ogni intenzione omofoba, molti omosessuali invece praticano contro di me l'"ostracismo" perché hanno paura di dirlo alle loro famiglie e di farsi vedere in strada con me, per non dire nemmeno a sè stessi: SONO GAY e MI PIACE ESSERLO !
Oggi ringrazio i miei genitori per il loro sostegno e vorrei che tutti capissero che è normale una fase di disorientamento iniziale, dato che la società non prepara i genitori alla possibilità che i figli siano gay. Dopo qualche mese, sempre, prevale il buon senso e soprattutto l'amore filiale, anche nelle famiglie dove l'ideologia politica e culturale è, verso terzi, apparentemente più crititca!!
Insomma abbiate fiducia in vostra madre ed in vostro padre: non traditeli negando loro di sapete chi siete e chi amate veramente !!
Consigli utili: ditelo durante le feste familiari (Auguri, sono gay!) oppure presentatevi direttamente con il vostro compagno (Eccovi il mio fidanzato!). Non dite invece mai di essere gay se prima... se prima non avete fatto sesso... !
AUGURI ai FIGLI GAY !!
Manlio Converti
www.manliok.blogspot.com
3) Il SUICIDIO
dell'abbandonato
Nel merito dell'articolo sottoriportato tratto da Repubblica, ecco il mio commento:
Sono per mia sfortuna l'unico psichiatra della Asl Na 2 nord a cercare, disperatamente, di fermare il processo di progressivo smantellamento della Salute Mentale che è iniziato l'anno scorso a causa dell'improvviso riconoscimento di inabilità alla reperibilità di quasi un terzo dei medici psichiatri, nonché dalle difficoltà nate dalla fusione di diverse Asl delle quali solo una aveva, ma rischia di perdere, una dotazione di personale e strutture interemedie adeguate (ex Napoli 2).
Bisogna riconoscere che è ideologica tanto la posizione che prevedeva il Centro di Salute Mentale come centrale risorsa per le attività di emergenza e programmate, domiciliari ed ambulatoriali, di primo e secondo livello, quanto quella che prevede il Reparto di Psichiatria come centrale risorsa per le emergenze ed il primo livello, con sostanziale eliminazione delle visite domiciliari sulle 24 ore 7 giorni su 7, perché in realtà non sappiamo a sufficienza dei processi psichici né abbiamo strumenti per prevederli in alcun modo, essendo le diagnosi frutto di pratiche empiriche ed i farmaci di serendipity piuttosto che di ricerca scientifica, dato che appunto non ci sono parametri misurabili che non siano appunto empirici.
Anche i parametri epidemiologici che possano essere misurati sono pochi, d'altra parte, giacché il numero dei ricoveri, ad esempio, può essere modificato gravemente (come l'anno scorso) da un periodo prolungato e precoce di caldo torrido (pensiamo noi, forse magicamente) che ha fatto aumentare i casi di scompenso psicotico e maniacale anche nei pazienti seguiti maggiormente.
Rimane il fatto che, a differenza dello sfortunato caso citato nell'articolo, che sarà valutabile solo quando la statistica ci confermerà un trend in una direzione o nell'altra, la maggior parte dei pazienti psichiatrici e dei loro familiari hanno difficoltà ad accedere al sistema sanitario, tant'è che i depressi gravi non vi accedono spesso mai e che molti sofferenti psichici sono seguiti più o meno correttamente da neurologi e medici di famiglia.
Non sapremo mai allora quanti casi di ricovero forzato o di tragedie familiari, ma anche di insonnia e perdita del lavoro ed altre forme di disagio più o meno gravi, saranno stati causati dalla voluta assenza di un sistema di accoglienza territoriale centralizzato, a patto che fosse anche dotato di personale e risorse adeguate!
Solo la logica, l'umanizzazione dei rapporti medico.paziente, il buon senso e la pratica empirica ci dicono che il sistema territoriale è migliore di quello ospedalocentrico, che riporta automaticamente a fantasie manicomiali, e che però sarebbe fuori luogo citare.
Può essere utile invece un parametro a lungo raggio, come il numero dei ricoveri in strutture convenzionate, che funzionano in realtà, caso unico in Italia, con un regime di concorrenza sleale verso il sistema Asl, giacché non solo non ne devono riprodurre gli stessi standard, ma, per allungare i ricoveri all'infinito, usano, con l'accordo della Asl, il trucco di mantenere in degenza i pazienti uno o due giorni dandoli però per dimessi (tecnicamente è un rapimento).
L'opinione pubblica nel merito è anestetizzata, per via delle più gravi difficoltà economiche e politiche nazionali e planetarie, o al massimo ipersensibile a stimolazioni mediatiche, che possono facilmente giocare sul panico tanto dell'idea suicidaria incolpando i deficit della psichiatria, quanto della pericolosità sociale incolpando i deficit del paziente psichiatrico. Questa valutazione di ordine etica e quindi politica non attiene al mio prolisso intervento, ma richiede da parte vostra e degli operatori della salute mentale una maggiore serenità di confronto. I miei colleghi, invece, hanno a maggioranza quasi assoluta optato per lo smantellamento dei centri di salute mentale per non incorrere nel rischio professionale ma soprattutto per non dovere affrontare con troppi pochi strumenti materiali e scientifici la patologia psichiatrica. Nella mia Asl infatti oggi è il 118 a dovere, eventualmente, intervenire in tutti i casi di disagio psichico, senza averne le capacità tecnico.operative, ma neanche le conoscenze empiriche che nascono dalla pratica quotidiana propria esclusivamente dello psichiatra.
Nessuno inoltre ha mai visto una campagna pubblicitaria contro lo stigma della psicosi, di cui ci sarebbe necessità in questa Italia razzista, mentre sono ancora numerose le battute e le scene di manicomi e di pazienti dai comportamenti fosse pure comici e surreali come il mitico Jhonny Stecchino o l'infinita galleria di Ricomincio da Tre, che però ne distorcono il dramma e le difficoltà reali.
Possiamo a mio avviso dire che esiste allora sicuramente una precisa responsabilità nel fatto che il DISAGIO psichiatrico viene oggi sottovalutato per la scarsità delle risorse e del personale, dovuto sia ai tagli regionali sia alla volontaria auto-eliminazione della reperibilità psichiatrica sulle 24 ore, viene aumentato per la mancanza di una cultura popolare dell'accoglimento di tale disagio o peggio viene delegato alle strutture private convenzionate che, con il sostegno delle Asl, detengono ILLEGALMENTE e senza colpe passate in giudicato centinaia di pazienti in condizioni igienico.sanitarie anche perfette, ma proprio per questo impersonali e disumanizzanti.
Manlio Converti
Psichiatra Asl Na 2 nord
08 settembre 2011 pagina 5 sezione: REPUBBLICA NAPOLI
PSICHIATRA rifiuta l' intervento domiciliare e il paziente si butta dalla finestra. Finisce in tragedia la storia di un ragazzo sofferente di disturbi psichici e in cura nel distretto 27 di Salute mentale della Napoli 1. Una vicenda che ripropone - in epoca di tagli alla sanità - il problema dell' assistenza psichiatrica e della ventilata chiusura notturna dei servizi distrettuali. È la notte tra domenica e lunedì quando Francesco (il nome è di fantasia), 23 anni e una diagnosi di schizofrenia, va in crisi. Improvvisa e che fa scattare l' allarme. Non è la prima volta e ai genitori non resta che chiamare il centro dove è in trattamento. Chiedono dello specialista. Il medico è "reperibile", non fa servizio nel distretto ma è in "pronta disponibilità", cioè interviene a domicilio del paziente se ce n' è bisogno. Ma stavolta non ritiene necessaria la sua presenza e si limita a consigliare il ricovero senza dirgli di passare per il centro dove avrebbe potuto comunque visitarlo. Il giovane viene portato al San Gennaro, l' ospedale che per anni ha rappresentato il punto di riferimento per l' emergenza in città e dove ancora è attivo un reparto di degenza. Qui il medico gli pratica un' iniezione, ma non lo ricovera. Manca il posto-letto. Il tempo di una breve osservazione in pronto soccorso e il ragazzo torna a casa. Ma la crisi è solo apparentemente superata grazie al tranquillante. È un attimo. Francesco ruota la maniglia, apre la finestra e si lancia nel vuoto. Un salto di pochi metri ed è lì, esanime sul selciato. Il padre, disperato corre giù. Incredulo, tenta di rianimarlo, lo porta su in braccio. Si sarebbe salvato se lo psichiatra fosse andato a visitarlo? Antonio Mancini lavora nella Salute Mentale del Distretto 25 di Fuorigortta-Bagnoli, ma è anche presidente dell' Associazione intitolata a Sergio Piro, lo scienziato scomparso due anni fa di cui è stato allievo: «Non so cosa sarebbe accaduto se ci fosse stata una risposta sollecita alla richiesta di intervento. Difficile azzardarsi a dire se quella vita poteva essere risparmiata. Ma emerge che tutto è stato demandato alla sola terapia farmacologica». E invece sarebbe servito un altro tipo di trattamento? «Le medicine rappresentano uno degli strumenti a disposizione, ma non l' unico. E non possono sostituire il rapporto umano di comprensione e interpretazione del disagio psichico». Poi, riferendosi a Piro, conclude: «Ha sempre ribadito la necessità che ogni intervento fosse tempestivo, non selettivoe volto alla comprensione del disagio. E soprattutto, sempre praticabile, 24 su 24 e sette giorni su sette. Ancora oggi è un insegnamento valido e indispensabile. Mi auguro che il commissario straordinario e la direzione del dipartimento non lascino cadere nel vuoto questo ulteriore grido d' allarme». - GIUSEPPE DEL BELLO



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