CHANGES
A NAPOLI ABBIAMO IL REGISTRO UNIONI DI FATTO
e l'ANAGRAFE PER LE FAMIGLIE AFFETTIVE
ORA VENITE TUTTI A
CHANGES
domenica 27 novembre · 9.30 - 14.00
Palazzo Forum Universale delle Culture, ex asilo Filangeri
Vico Maffei, 4
«Il 27 novembre ci incontreremo in città per discutere e costruire fondamenta sostenibili e solide per un futuro nuovo e diverso per Napoli e per il sud.Ci confronteremo su quale sia il cambiamento totale e radicale che la politica a Napoli dovrà accettare per recuperare un rapporto vivo e sano con la società e che la città e tutto il mezzogiorno attendono da un tempo lungo in modo inaccettabile».
(Ivan Scalfarotto)
1 L'amore vince sempre !
2 Pari Opportunità
3 PINA 3D
4 La Perversione
1 L'amore vince sempre !
Sulla FOTO del bacio del PAPA con l'IMAM.
Il fatto che,a partire dal solito Virman Cusenza (direttore del mattino), non capiate il messaggio e che siate ormai destinati a diventare tanti Mullah, ripetitori della voce della Sharia Cattolica, non toglie che l'opera di Fabrica, proprio quella del bacio tra un papa ed un imam sia un CAPOLAVORO!
Lo è per più di un motivo ideologico e politico e quindi artistico: l'amore impossibile tra due uomini che minacciano quotidianamente gli omosessuali, da un lato, ma anche le donne e la civilità medesima giustificando da duemila anni l'uno e qualche secolo in meno l'altro, ogni sorta di guerra e violenza reciproca o antisionista.
Vi meritate le TETTE con o senza silicone delle altre marche di pullover !
La strega maligna
Manlio Converti
2 Pari Opportunità
Sono Manlio Converti; sono uno psichiatra e sono una pessima casalinga, anche se sono un omosessuale.
Mi occupo, nello specifico della riunione di oggi, di psichiatria, di diritti gay e di migrazione.
Vorrei mettere agli atti subito due immagini: la fotografia pubblicitaria del Papa e di un Imam che si baciano teneramente e quella, che non ho portato con me, di Aliaa Magda el Mahdi, che ha ritratto sé stessa in nudi artistici, con i suoi occhi meravigliosi da egiziana ed i capelli pettinati come mia madre da giovane. Aliaa rischia la vita per quelle foto, ma la pubblicità con il bacio del Papa è stata già ritirata. La Sharia Cattolica è più veloce della Sharia Islamica a colpire le libertà e le pari opportunità.
Potrei parlare di tante cose, ma, avendo occasione di farlo in altri incontri, preferisco rispettare la richiesta di Stefania e quindi dell'UDI di parlare oggi solo della violenza di genere. (i tre paragrafi hanno un sottotitolo rosa)
La violenza sessuale in psichiatria è stata in passato considerata perfino una terapia per le donne, umiliate così anche solo perché volevano essere autonome dai ruoli imposti dalla società di inizio secolo. Successivamente si capì che questi abusi erano comune pratica nelle strutture psichiatriche manicomiali e considerati reati minori, giacché avvenivano tra persone malate di mente.
La legge 180 ha permesso di chiudere i manicomi solo nel 1992, con oltre vent'anni di ritardo, come spesso avviene in Italia, e di garantire, soprattutto in Campania, dove abbiamo recepito e approvato ben due Progetti Obiettivi, le libertà ed i diritti civili dei sofferenti psichici, tra i quali , per le donne le libertà sessuali, il diritto alla famiglia, alla procreazione ed alla cura dei figli.
Esiste ancora una contraddizione, in Italia, quando una donna chiede un'Interruzione Terapeutica di Gravidanza, che obbliga noi psichiatri a dichiarare falsamente che essa soffra di una malattia mentale grave per giustificare l'ITG, mentre di fatto se un malato esiste questi è, purtroppo, il "feto", singolare, maschile.
Tutti i diritti acquisiti per le donne sofferenti psichiche in Italia oggi sta regredendo miseramente ed a Napoli abbiamo ancora due grandi strutture psichiatriche e tante strutture per pazienti neurologici, dove le donne sofferenti psichiche o con deficit cognitivi dalla nascita vengono recluse in luoghi anonimi e senza tempo per dieci, venti, trent'anni, quindi senza limiti di tempo, oppure strutture pubbliche, come le SIR, che però a Napoli sono state tutte edificate a Soccavo, realizzando di fatto nuovamente dei manicomi, dove le donne, sono quindi nuovamente a rischio di essere stuprate.
La violenza di fatto è implicita in queste strutture, anonime e senza tempo, soprattutto una violenza psicologica che le disumanizza, mentre delle piccole SIR pubbliche o private, come quelle sul territorio dove lavoro, garantiscono, grazie alle cooperative sociali, che i pazienti possano vivere sul territorio, avere oggetti personali, praticare attività interessanti, quando non utili, e vivere il nostro tempo quasi come le persone sane di mente.
Questo discorso è importante, cercate di capire, perché di fatto voi stesse avete citato il problema della fuoriuscita dalle strutture per le donne che subiscono violenza, e per il quale la soluzione è proprio nella comprensione del fenomeno della de-istituzionalizzazione del quale sono pratici gli psichiatri, grazie agli effetti della legge 180, sebbene proprio gli psichiatri stiano causando oggi la regressione verso forme di ricovero disumanizzanti in strutture anonime private o convenzionate.
Ogni struttura, come la casa della donna, è di fatto un'istituzione totale, come il manicomio, anche se gli diamo un nome diverso, a causa delle regole del sistema che in modo implicito cancellano l'identità del soggetto debole a favore di logiche che ne perpetuano la presenza al fine di aumentare la necessità di posti letto e quindi di un'economia di sfruttamento della sofferenza, finalizzata all'arricchimento di chi gestisce questi posti o di chi ci lavora, ma a danno di chi vi entra per chiedere aiuto, giacchè esse non sono finalizzate a trovare per loro uno sbocco nella realtà socio.lavorativa del territorio.
Il fatto che ne diventiate consapevoli prima di cominciare a ricreare meccanismi ancora più paradossali è un bene, perché permette di iniziare subito a pensare insieme ad un meccanismo di deistituzionalizzazione. Il mio suggerimento, non citato durante l'incontro, come tutte le frasi con questo carattere Arial, è di considerare le Case delle Donne anzitutto come dei Centri Diurni di accoglienza psicologica e sociale, laddove anche da sole le donne possano incontrarsi per ragionare per organizzarsi tra loro, o grazie a dei facilitatori rispetto alle istituzioni, dei percorsi di introduzione al mercato del lavoro, integrazione della scolarità perduta o corsi di lingua italiana per le donne migranti.
E' altresì necessario che un'altra priorità rispetto all'albergazione della donna stuprata o vittima di altra forma di violenza sia data all'immediato reintegro nel nucleo familiare d'origine, creando nella casa della donna dei luoghi per l'accoglienza psicologica e relazionale di tutta la famiglia (genitori, fratelli, sorelle o altri parenti di secondo grado).
Seguendo i criteri dettati da Virginia Woolf ne "la mia stanza", sarà opportuno valutare da subito una completa autonomia delle donne senza adeguate famiglie di riferimento offrendo eventualmente a prezzi ridotti stanze in alberghi e bed&breakfast senza mai albergare più di una donna in ogni struttura, per evitare di formare un'"istituzionalizzazione" in strutture private.
Solo alla fine di questo percorso sarà necessario considerare un'albergazione presso la Casa della Donna, che però a mio avviso dovrà essere contrattato con ogni donna per un minimo di tre giorni, prorogabili fino ad un massimo di quindici giorni, oltre i quali, anche in casi gravissimi, dovranno essere mandate via, qualunque possa essere il loro destino, in modo da evitare l'istituzionalizzazione e di attivare da subito tutte le risorse e le energie residue di codeste.
Cambiando argomento vi devo citare un'altra forma di stupro terapeutico, quello praticato sulle ragazze e le donne lesbiche, generalmente praticato da parte degli stessi familiari o con il loro consenso, al fine di "curare" la loro omosessualità. Questa pratica è molto difficile che emerga nelle denunce, ovviamente, a causa del doppio stigma da cui essa deriva, ma è ancora effettuata in Italia, soprattutto sulle giovani e le adolescenti. La maggior parte delle ragazze lesbiche e dei ragazzi gay o transgender si nasconde dai propri familiari, quando è possibile, perché temono questo tipo di violenza, ma anche quella fisica e psicologica ancor più frequente, generata dall'ignoranza e dall'omofobia., per non perdere il supporto primario soprattutto in quella fase della vita in cui non sono ancora autonome economicamente.
Mentre una donna eterosessuale è in genere stuprata dal marito, dal partner o da un estraneo, e può, quindi, contare sul supporto della propria famiglia d'origine per uscire dal dramma della violenza e ricominciare una vita normale, le donne lesbiche, soprattutto le adolescenti, hanno proprio nella famiglia d'origine il mandante o l'attore delle violenze sessuali, fisiche o psicologiche, che sono tutte legate alla questione di genere, a differenza mia, che ho una famiglia meravigliosa che mi ha sempre sostenuto per ogni aspetto della mia vita, ma di cui non potevo sapere la reazione fin quando non gli dissi effettivamente di essere gay.
Voglio citare infine, solo per lasciarlo agli atti il caso delle donne migranti, sottoposte o meno alla tratta.
Molte donne sono stuprate all'interno della loro stessa comunità e perdono in questo modo ogni rapporto naturale possibile di collegamento con il paese d'origine, restando in genere del tutto isolate anche dalla comunità italiana, mentre altre, la maggioranza subiscono dagli italiani medesimi lo stupro della prostituzione.
Sia chiaro!
Sono favorevole alla prostituzione e perfino ad una sua regolamentazione come in Germania, ma non sono d'accordo con lo sfruttamento delle donne.
Queste donne, sottoposte alla tratta delle nere, delle bianche o di qualsiasi altro colore, non vengono in Italia per prostituirsi ma subiscono stupri da parte di chi le inganna per iniziarle al mestiere della prostituta.
Potrei parlare ancora di molte altre cose, ma avremo occasione di incontraci ancora.
Manlio Converti
3 PINA 3D
Uscendo dal cinema dal film su Pina Baush, grazie alla danza ed alle musiche eterne di questa immensa eppur sottile anoressica danzatrice del tempo e dell'emozione post.moderna, mi sono reso conto che tutto a Napoli è danza. Dalla gente medesima che già arrancava all'uscita, alle mie mani che si agitavano molli, alla folla che si accaniva per vedere l'ultimo spettacolo di qualcun altro, agli amici che mi abbracciavano per salutarmi, mentre deliravo contro il solito gay represso che arriva al successo inventando gay morti per poi dimenticarsene durante le presentazioni, temendo che nel pubblico si nasconda davvero la Kriptonite in qualche borsa.
Perfino la pioggia bagnandomi avrebbe danzato, ma l'aria è tersa in quest'autunno secco napoletano. Danzano i ragazzi dei "paesi" e delle "periferie" inghiottiti dalla metropolitana dove accorrono come me per non perdere l'ultima corsa: tutti danziamo urlando o meno come tante Cenerentole post.moderne. Danza questa triade di giovani gay dinnoccolati, dagli sguardi persi nella loro diversità, segretamente spaventati dall'ardore degli altri, che si contendono le attenzioni delle ragazze, le quali danzano a loro volta, feroci anche loro, pur di scegliere l'uomo migliore.
Il mio timore è danza, perché non posso proteggerli fino alla meta, né gli uni né gli altri, uniti dall'assenza di una prospettiva di lavoro e di futuro sereno, capaci solo di danzare intorno alla propria sessualità acerba, divisi dagli sguardi di reciproca diffidenza e da qualche risata sguaiata di troppo.
E' danza lo sguardo lucidamente perso dentro la sua storia di chi ha giocato con le proprie dita finora, per divertire appunto una ragazza, ed ora pensa, ne sono certo, ad un parente stretto gay, forse il fratello.
Danzava la sua morte sullo schermo uno dei ballerini innamorato di Andrè, che lo abbracciava, per rassicurarlo mentre la malattia lo torturava. Danzava le sue gambe ferite dalla paralisi un altro, come se stesse su una sedia a rotelle, che non c'era. Danzava la prima mestruazione un intero corpo di ballo ed il senso di colpa di fronte al maschile ostile, capace con lo stesso disprezzo di rendere necessario il menarca e la vergogna dell'essere femminile. Danzava un treno sospeso su una città tedesca ancora a me ignota. Danzava il prato di un parco lontano, la terra gettata sul palco o su una ballerina, le sedie lanciate via o montate una sopra l'altra, i pali totemici in una cava dismessa.
Danzava tutto in un ritmo 3D che non ricorda la vita ma la reinventa per colpire i nostri sensi definitivamente, mentre la vita danza veramente, cupamente, altrove.
La strega maligna
Manlio Converti
4 La Perversione
Al Direttore Generale della Asl Na 2 Nord
Oggetto: La Perversione
Il mondo è in crisi, l'economia italiana è al lumicino, la Campania ha un debito sanitario enorme, eccedente anche i fedifraghi calcoli di Tremonti, che ci hanno ridotto come un paese del terzo mondo, costretti a pagare i debiti ed a tagliare personale e strutture, senza potere mai riuscire a risanare i conti, in nessun modo.
La psichiatria non ha molte teorie scientifiche, anzi nessuna, per misurare la propria efficienza, tranne forse il numero dei ricoveri in TSO ed in strutture private e convenzionate, perché questo è un calcolo sempre economico di quanto si spende, ben sapendo che le case famiglie, comunque sature, sono più redditizie ed umanizzate, nel seguire piccoli numeri di persone psicotiche croniche (1-3% della popolazione) che non abbiano una famiglia competente ad accoglierli o non siano autosufficienti.
Nessun centro di salute mentale in Italia si occupa in modo adeguato delle persone depresse, sul cui numero reale ci si combatte tra varie scuole di pensiero, tutte e empiriche, finalizzate talvolta solo ad aumentare il numero delle vendite dei nuovi farmaci cosiddetti "antidepressivi", che si sono però dimostrati efficacissimi contro le nevrosi, con l'effetto di confondere tra loro due diagnosi storicamente tramandate in modo differenziato e con vari nomi da Ippocrate a Freud.
Il numero dei suicidi o dei raptus non è un valore utile, tantomeno i titoli di cronaca nera dei giornali, perché su di essi gravano il peso della suggestione mediatica e della realtà politica, socio-economica, relazionale, familiare o insondabile di quel mistero che è la mente umana, e che non ha alcun rapporto proporzionale con la sofferenza psicotica vera e propria.
Il DISAGIO come peso e misura della CURA in psichiatria, distribuito tra competenze mediche e psicologiche, terapie sociali, farmacologiche o analitiche, per brevità semantica, non ha un corrispettivo numerico adeguato da fare pesare in alcun tavolo di trattativa per l'organizzazione sociale dei servizi sanitari dei Dipartimenti di Salute Mentale.
Gli stessi direttori navigano durante la loro impresa seguendo criteri autoreferenziali ed empirici di varia natura, o, più spesso, i diktat economici dei direttori generali e le disponibilità del personale effettivo. Nel nostro caso l'avvicendarsi dei commissari ha reso ancora più fragile e precario l'intero sistema, indebolendo, forse, la struttura psichica dei dirigenti medici, fino ai livelli attuali di evidente PERVERSIONE.
I medici della salute mentale della nostra Asl hanno, ad esempio, deciso di lamentarsi dell'inefficienza di parametri aleatori per giustificare il loro piano (perverso) che garantisce (ci garantisce) notti serene all'SPDC di Pozzuoli, finché questa struttura non sarà autonoma ed anche quelle notti saranno sospese, mentre il personale infermieristico viene spinto a migrare con varie tecniche di pressione più o meno lecite, verso quelle parti dell'azienda dove sono oggettivamente carenti, per colpe pregresse mai sanate.
I tagli alla salute pubblica sono stati immediati: il sistema territoriale di emergenza e di cura del disagio è stato sospeso per il 60% del tempo (notturni e festivi) e già si spinge verso l'esternalizzazione delle certificazioni e l'eliminazione dei centri di accoglienza temporanea (i cosiddetti centri crisi) per ridurre del tutto l'ambito delle responsabilità e dell'impegno lavorativo fino ad un sistema ambulatoriale la cui alternativa sarà solo il ricovero più o meno forzato.
Il sistema privato e convenzionato, intanto, ha visto aumentare i propri introiti, anche se il direttore non è stato disposto a fornire dati al sottoscritto nel merito, o quanto meno a vedere garantito il 100% degli interessi economici che prevedono strutture con grandi numeri di pazienti allettati o costretti a vivere in luoghi angusti e senza tempo per mesi o per decenni.
Non è stato provato il risparmio economico di un solo centesimo neanche per il solo sistema pubblico, ovviamente, ma il benessere dei medici è senz'altro aumentato, in modo evidentemente PERVERSO.
Con una discreta dose di perversione, dopo reciproche contumelie ed accuse inverosimili e volgari da tutte le parti verso il sottoscritto, ideologo del "Disagio e del Territorio" in noiosi testi già inviati ai precedenti commissari, il direttore ha assunto durante una delle rare riunioni alle quali sono stato convocato, la decisione di iniziare a chiudere effettivamente i servizi territoriali dopo le ore 20, a meno di una complessa serie di disponibilità a reperibilità sia di infermieri che di medici, evidentemente irrealizzabile anche nel Paese delle Meraviglie, in cui sembra essere caduta l'organizzazione sanitaria del Dipartimento, ma che fa cadere nel vuoto la mia proposta di sacrificarmi, come avverrebbe in un paese africano, proponendo una mia reperibilità territoriale volontaria.
Per lo stesso principio perverso, domattina, sempre al fine di chiudere i servizi territoriali, accampando motivazioni indimostrabili ma assolutamente suggestive come un film in 3D di bassa qualità, lo stesso direttore, grazie agli abili suggerimenti dell'ideologo principale del sistema anti-psichiatrico in corso di realizzazione, cambierà ovviamente tutto, per non fare cambiare niente negli effetti della riduzione ambulatoriale del sistema pubblico a favore di ricoveri pubblici o più spesso privati.
La perversione maggiore è infatti evidente a tutti: nonostante gli spostamenti di mandrie di infermieri verso gli SPDC, quello di Frattamaggiore è ancora un ridicolo centro di accoglienza a 4 posti fissi, quello di Pozzuoli è supportato da 23 medici circa per le guardie notturne, mentre degli OTTO centri di salute mentale, prevedibili con un personale di 37 medici circa totali e 10-15 infermieri ad unità operativa, non se ne parla proprio per nulla, se non in termini deleteri, distruttivi o infamanti.
Resta da dimostrare come mai 37 medici circa non possano garantire 2 o 3 presenza notturne e festive sul TERRITORIO dell'intera Asl per la cura del disagio e delle crisi di ogni entità, finalizzando il proprio lavoro alla RIDUZIONE dei RICOVERI in STRUTTURE CONVENZIONATE, PRIVATE o PUBBLICHE che dir si voglia, mandando subito a VERIFICARE quanti si resero inidonei alle reperibilità notturne, atto politico avallato dal primario dott. Petrone, da cui l'intera vicenda di smantellamento del sistema pubblico della salute mentale è iniziato.
Mi scuso per la logorroica presentazione, ma sono pienamente coinvolto nel clima di perversione imposto dal direttore e dai miei colleghi.
15/11/11 Manlio Converti



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