CULO
1 OMOCAUSTO a Venezia
2 Il CULO di Floriano
3 MIGRANTI e PD
4 RETE ANTI-RAZZISTA
1 OMOCAUSTO a Venezia
A Venezia c'è la mostra: OMOCAUSTO, il volto e le storie negate che potete trovare seguendo il link e leggendo la successiva mia spiegazione.
http://queervenice.blogspot.com/p/restituire-dignita-per-la-giornata.html
In Italia l'inserimento degli omosessuali tra i gruppi da colpire per la "tutela della razza" avvenne palesemente per scimmiottare la Germania nazista, (ma venne goffamente trapiantato su un terreno culturale del tutto incongruo. Era un paradosso definire gli omosessuali in quanto "razza", al pari degli ebrei o dei negri, perché il fascismo si basava su almeno un secolo di tradizione giuridica e repressiva italiana, che puntava a cancellare del tutto l'omosessualità negandole qualsiasi spazio di visibilità, fosse pure deviante.
"Gli italiani sono troppo virili per essere omosessuali": ecco la parola d'ordine di Benito Mussolini
"A me non hanno dato il triangolo rosa, perché quando mi hanno preso, hanno saputo che ero un disertore, ma la faccenda dell'ufficiale tedesco con cui ero stato sorpreso a Bologna non è venuta fuori, perciò avevo il triangolo rosso con su scritto IT, italiano.
Il campo era diviso in tre, una parte era per le donne, una per gli uomini e una per gli omosessuali. I triangoli rosa erano tanti, per la maggior parte polacchi e francesi. Li vedevamo da lontano, si attaccavano alle reti di divisione, si sforzavano di parlare, di sentire, ma non ci riuscivano, erano troppo lontani ed erano trattati peggio di tutti, gli facevano delle angherie peggiori che a noi. Ogni tanto lo pensavo e mi dicevo: "mi è andata bene, a confronto a loro, se si fosse saputa tutta la mia storia, il triangolo rosa sarebbe toccato anche a me".
Erano uomini e donne insieme, ma non li distinguevi, erano tutti uguali. Loro erano completamente pelati, tutti, uomini e donne. La barba non cresceva a nessuno perché non c'era calcio in quello che mangiavamo. I triangoli rosa avevano la divisa a strisce come gli ebrei. Gli omosessuali facevano tutti i lavori peggiori: seppellivano i cadaveri, lavoravano ai forni crematori. Poi morivano, morivano da soli, così, non c'era bisogno di metterli nelle camere a gas, morivano per esaurimento delle forze. Alcuni facevano dei lavori più pesanti, tipo scavare o cose del genere. Alcuni insomma facevano dei servizi sessuali e ne avevano dei vantaggi, ovviamente, rispetto al resto; ma erano obbligati a farlo, anch'io se me lo avessero chiesto, lo avrei fatto, in quella situazione lo avrebbe fatto chiunque.
Il mio nome è Lucy, una biografia italiana scritta da Gabriella Romano
2 Il CULO di Floriano
Ancora non ci posso credere. Mi sono innamorato di nuovo, della persona sbagliata. Il solito colpo di fulmine senza reciprocanza, un banale errore dei miei neurotrasmettitori, che mi fanno subito partire l'ansia e il sentimento, in modo da impedire, ancorché fosse possibile, che un altro possa anche solo vagamente innamorarsi di me. Così, per errore.
Invece no. Ovviamente. Ansia e sentimento, come nella più atroce canzone popolare, demenza e balbuzie, allusioni involontarie ed impossibilità a guardare altrove che nei suoi occhi.
Gli occhi di Floriano, splendidi, azzurri, sotto il cielo vasto della sua fronte, dei suoi radi capelli dorati, delle sue espressioni misurate, del collo che si espande muscoloso su un lungo corpo agile, avvolto in una classica camicia con un jeans, una giacca di piume comune scura, due scarpe da corsa senza marca. La sua voce è sicura, tranquillizzante, inesorabile, desiderata da ogni avventore, pure casuale, fosse pure straniero, per il solo tono che ti avvolge, per il suono che ti convince, per le parole misurate e spontanee che ti propone e che sono le mie, nel profondo delle mie convinzioni eretiche.
Giuliano, il direttore del teatro, mi ha tirato da un paio di settimane in questa storia, ma invece che cercare i responsabili diretti delle associazioni, l'ho fatto attendere finora che queste si riunissero in pubblico, in modo da presentare tutto apertamente. La confusione di quell'uomo è anche la mia, forse la solitudine. Sicuramente l'incapacità di attrarre, per cui ha fatto intervenire direttamente Floriano, invece di promuoverlo, nascondendosi in fondo alla sala, seduto come se la cosa non gli appartenesse in alcun modo.
Sono innamorato di quello che dice, del modo in cui lo dice, del fatto che lo dica lui, della sua persona e del suo sguardo: Floriano.
Sempre confuso Giuliano mi ricorda che sabato avremo con Floriano un evento pubblico dal suo teatro giù per la collina fino alla strada principale, avanti e indietro, per unire una volgare pubblicità ad un'originale forma di beneficenza, ma anche un piccolo corteo per i diritti all'idea bucolica di Natale familiare. Forse troppo tutt'insieme, come mi ricorderà altero Floriano, ma sicuramente impossibile per me, che avevo altri impegni presi da un mese. E invece.
E, invece, mi tocca di scegliere tra gli occhi di Floriano ed un'anonimo tentativo di migliorare una sola serata ed una sola vita, la mia, per cui mi arrangio a scendere al teatro all'ora convenuta.
Ancora non ci posso credere. Il teatro è chiuso, sbarrato e sigillato, essendo privo anche di citofono. Per cui imbarazzato mi guardo la sua vetrata moderna da negozio, larga e appena illuminata, cercando di forzare qualche porta o di far rumore.
Nulla. Niente. Solo io, il mio pomeriggio rovinato, la mia solita depressione natalizia.
Mi avvolgo nella speranza, ricordando che poche ore prima su facebook avevo ripreso un'amica che aveva dato altrove l'appuntamento, confondendo il nome del teatro con quello della strada principale della città, che sono identici, ma lontani un chilometro. Stringo i lacci delle mie scarpe anonime e mi avvio rapido per la discesa e lungo i vicoli paralleli per evitare il mare di gente scesa a fare compere, per stare con gli amici o solo per fare sapere agli altri che è viva nonostante la crisi ed il Natale.
Intanto mi interrogo sul fatto tragico che le associazioni non c'erano, non c'era nessun avventore casuale dei miei messaggi telefonici e telematici, ma soprattutto non c'era lui: Floriano.
Arrivo all'altro luogo convenuto da chi io avevo invitato, ma è vuoto anch'esso, bardato da un albero natalizio eretico, benedetto sì dal cardinale ma sospeso in celo in una spirale di luci a palla rigorosamente blu e azzurre. Qualcuno svuota rapidamente un cerchio di tavolini usati finora per chissà quale vendita di beneficenza, mentre i pochi passanti intorno non mi guardano, dimostrando che forse mi sono sbagliato ancora.
Uno squillo al telefono mentre sono quasi del tutto perso nella depressione, mi richiama alla luce blu di questo natale senza calore. Giuliano mi informa che erano in ritardo, ma che sono tutti lì al teatro proprio adesso.
Arrivo!
Di nuovo di corsa per i vicoli paralleli alla strada affollata ma centrale della città, e ad inerpicarsi per la strada ciottolosa fino all'angusto teatro moderno, nella speranza che il "tutti lì adesso" sia numeroso, quante le associazioni invitate, i messaggi girati ed il pubblico di una sala intera.
Ancora non ci posso credere. Siamo solamente in dieci. Io ed un altro a reggere la mia bandiera preferita, quella per i diritti che ancora non abbiamo in questo paese, cinque ragazze con mazzi di cartoline pubblicitarie colorate e Floriano con i suoi due amici, perfino più in ritardo di lui, ancora a truccarsi in camerino, per rappresentare il mio sogno natalizio migliore.
E gli altri?
Tutti ad una rassegna cinematografica dove sta per andare anche Giuliano portando seco altre cartoline colorate.
E noi?
Armati e pronti i tre altissimi protagonisti, circondati dalle cinque basse ragazze, inizia il corteo, preceduto da me e dalla bandiera di Arcigay!
Ah si, scusate, mi ero dimenticato di dirlo.
Floriano adesso, come i suoi amici, è travestito da Mamma Natale.
E' diventato ancora più alto, ma è sempre più bello, con il trucco che mette in risalto i suoi occhi azzurri, con una parrucca altissima e cotonata dalla fine capigliatura dorata, con un costume rosso attillatissimo pieno di pallettes e due cosce meravigliose che poggiano su trampoli trasparenti proprio della sua taglia.
Gli altri due, fiere e meravigliose drag queen, hanno invece una capigliatura nero corvino e due cappellini da Mamma Natale, ma restano di dieci centimetri almeno sotto la mia attenzione e lo sguardo altero di Floriano.
Siamo pronti, pochi, allegri e allertati di tutti gli eventuali pericoli o difficoltà lungo il percorso che anche loro avevano visionato prima di arrivare.
Il corteo si avanza.
Giù per la scesa oscura dal teatro verso la vita lussuosa e luminosa di questo natale imbalsamato da festoni blu, le drag queen tentennano, si fanno aiutare dalle basse ragazze-stampelle, ma non il mio Floriano che mi resta vicino, innanzi a tutti, ahimè senza mai sbagliare un passo né appoggiarsi, fosse pure compiacente ad una spalla.
Ovviamente mi odia.
Per il mio carattere ansioso, ma anche perché in fondo siamo solo in dieci ed aveva bisogno di molte più persone per l'evento.
Ovviamente lo amo ancora di più perso dietro i miei neurotrasmettitori alterati, e mi rivolgo a lui solo al femminile, come ad una meravigliosa Mamma Natale.
La folla ci accoglie da lontano, fermandosi con sguardi intensi ed interrogativi che si sciolgono solo all'atto di leggere Arcigay sulla bandiera ed ai gentili inviti a teatro delle Mamme Natale che distribuiscono baci, si lasciano fotografare, si divertono a tutti i commenti assurdi o piacevoli del popolo intero.
Ancora non ci posso credere, abbiamo finito questo giro molto lentamente, ma siamo tutti stanchissimi, soprattutto le Mamme Natale corvine, che fuggono a teatro sorrette da due basse ragazze-stampelle ognuna per cambiarsi, mentre io e Floriano ci avventuriamo in una banca dove una diversa beneficenza forse porterà per radio il messaggio complesso del nostro evento natalizio.
Magari.
Invece siamo bloccati quasi mezz'ora da un insulso prestigiatore e da un pubblico geriatrico più stanco di noi, che nemmeno ha capito che Floriano è un uomo.
Ci salviamo appena in tempo e risaliamo anche noi la ripida salita verso il teatro, dove Floriano mi invita con molta insistenza, insieme alla sua sarta personale, nel camerino arrangiato nel piccolo studio del direttore Giuliano.
Finalmente possiamo parlare vis-à-vis, maschera alterata dalla fatica entrambi, mostrando, almeno io le mie debolezze e narrando la mia esperienza di travestimento durante un fine settimana meraviglioso, un "all included" organizzato da un'agenzia di viaggi per omosessuali.
Figurati se questo mio chiacchiericcio potrebbe interessare Floriano, non ne dubito, ma mi occorre per riempire l'aria di quel camerino ambiguo mentre lui rapidamente si strucca e si spoglia d'ogni ben di dio, mostrando il nostro punto debole.
Il suo corpo languido e morbido, agile e flessuoso, si piega all'improvviso, preceduto da uno sguardo involontariamente malizioso, mostrando un CULO da donna spettacolare, fasciato appena dalle trasparenze di un perizoma e delle calze a rete.
Ancora non ci posso credere. Entrambi forse aspiriamo all'altro per la stessa medesima direzione, seppure io per lui sia solo uno dei tanti fanatici ammiratori da lusingare. Tutto quindi finisce anche per me e si spegne in un istante l'ardore e la passione anomala che mi aveva convinto a partecipare a quell'orgoglioso seppure ridotto corteo natalizio. Nell'istante in cui si rialza mette subito dei grandi occhiali da sole, per coprire le ultime tracce del trucco che non può eliminare in quello spazio angusto e così perdo anche il mio ultimo appiglio: i suoi splendidi occhi azzurri.
Lui partirà lasciandomi anonimamente ed io tornerò a lui invisibile durante l'ultima rappresentazione del suo spettacolo per soffrire ancora.
Si.
Per soffrire.
Floriano arriva sulla scena con i suoi occhi azzurri, la fronte alta, i capelli alti e dorati, i suoi abiti comuni che fasciano il suo corpo agile e snello.
Floriano recita il suo sereno coming out in famiglia.
Floriano legge la lettera di una madre omofoba che ha abbandonato il figlio costringendolo alla prostituzione.
Floriano torna nei suoi magnifici travestimenti, recitando come una casalinga disperata, come un angelo dorato, come una diva d'altri tempi, circondata dai boys, scendendo le scale mitiche della rivista.
Risalendole.
Di spalle.
Ed arrivata in cima, al culmine dello spettacolo.
Togliendo il velo dell'immensa gonna impagliettata.
Mostrando al mondo intero.
Spudoratamente.
Quanto in sala invidiamo in molti.
Quel suo meraviglioso CULO da donna!
La strega maligna
Manlio Converti
3 MIGRANTI e PD
Il Forum sui migranti PD questa volta è stato caratterizzato da tre voci distinte, distribuite tra le tre associazioni presenti, i pochi migranti presenti (2 africani ed una moldava) e i tre politici.
Le tre associazioni hanno visto la questione dal punto di vista dell'assistenzialismo, del pregiudizio e dell'efficacia dell'educazione.
I tre migranti hanno presentato esperienze personali e generali di attivazione lavorativa ed economica, ricordando gli 11 miliardi di contributi all'erario italiano ed i bisogni relativi di "casa e lavoro" secondo canoni che ricordano direttamente l'emancipazione della donna e della classe operaia italiana.
I tre politici hanno parlato del dramma dei CPT, ovvero dei lager invisibili oggi presenti nel nostro paese, causati dalla legge Turco-Napolitano, dell'assurdità del crimine di "clandestinità" imposto ai "disoccupati" migranti, causata dalla legge Bossi-Fini, e dell'assenza del diritto di "cittadinanza" per i nati in suolo italiano, ovvero lo Ius Soli.
Si è condiviso con l'ascolto partecipe ogni lato del discorso, ma i tre discorsi sono rimasti separati tra loro.
Si è proposto di coinvolgere altre associazioni e società civile e politica napoletana e nazionale intorno a questi temi attraverso un evento ed una piattaforma politica razionale di ampio respiro da costruire insieme anche per via telematica.
4 RETE ANTI-RAZZISTA
Cerco qualcuno che parli arabo, oggi sarebbe assolutamente necessario.
Un gruppo di neri africani e un bengalese, l'intramontabile Zanotelli e compagna, Ismael, palestinese, cinque donne bianche italiane, una donna nera africana. Io, per caso.
Il gruppo ha lentamente cominciato a discutere da mezz'ora, in italiano, traducendo una donna italiana in inglese ed Ismael in arabo, di quanto avvenuto alla manifestazione antirazzista di sabato scorso, metà dicembre, dopo la strage dell'adepto fascista di Casapound. Le censure in italiano e nelle altre lingue non mancano, per questo avrei bisogno di qualcuno che parli e di cui fidarmi, per capire veramente tutto quello che sta succedendo.
Le parole sono lunghe e lente ad arrivare in arabo, meravigliose nella loro sonorità incomprensibile, incerte e ripetitive in inglese, assertive e vocative in italiano, ma gli atteggiamenti del gruppo sono chiari. Esistono due tipi di dinamiche tra i migranti. C'è un gruppo preparato da associazioni comuniste italiane a tecniche di discussione di gruppo per mantenere il controllo, ma che non portano a nessun risultato efficace, se non alla denuncia dell'eccessivo numero di associazioni italiane che si occupano di migranti e la richiesta manipolativa di "reductio ad unum". Le associazioni italiane sono altresì inefficaci se non nel ritagliarsi uno spazio di visibilità politica da spendersi altrove, dentro istituzioni, partiti, comunità religiose o finalizzate alla raccolta fondi, aggiungo io senza voce. C'è un altro gruppo, pare di rifugiati, che parlano solo arabo, e che lamentano l'impossibilità di relazionare con gli italiani visto che non conoscono né l'inglese né il francese. Mentre noi italiani parliamo solo italiano, aggiungo io a mente, criticando entrambi i versanti della comunicazione mancata.
Non sono chiare le intenzioni delle donne italiane e di Ismael, ma sono strumenti ed artefici di diverse manipolazioni per il tramite della traduzione mancata o alterata, con le loro parole o con i loro silenzi, con la loro partecipazione o con la loro indifferenza.
Come un cronometro, arriva la minaccia di andare via, quando potrei intervenire io, praticata a tenaglia, come sempre nei gruppo controllati dai capibastone.
Zanotelli e compagna restano ancorati al loro bisogno di dialogare solo con le istituzioni locali, le uniche presso le quali hanno credito e con le quali possono polemizzare all'infinito, senza mai ottenere nulla di essenziale, come in tanti altri campi.
Un simpatico africano, mentre il gruppo lamenta l'assenza di una strategia comune e chiara, si decide a parlare della follia delle leggi nazionali (senza citare né Turco né Napolitano, né Bossi, né Fini) ma viene soverchiato dal bisogno di correre dal Prefetto, vero nemico della polemica comunista, ancorché artefice materiale solo delle norme legiferate dal nostro parlamento italiano.
Un altro africano, meno simpatico, prova a dividere il gruppo aggredendo i rifugiati, che avrebbero monopolizzato una riunione prevista per parlare degli ambulanti e della sanità, a suo dire carente a Napoli.
Un grande uomo africano con un cappellino arabo arancione vivo dice qualcosa in arabo che nessuno traduce. Alla fine della riunione parlerà in inglese in modo vivace, preparato e colto, seguendo retoriche e logiche che nessuno coglie nella loro pericolosità da fondamentalista arabo, cui manca solo di terminare la filippica anti-italiana e pro-libica con un "America-Satana". Riceve immediato consenso ed applausi inconsueti dal gruppo che fino ad allora capiva solo l'arabo. Zanotelli non capisce e ringrazia con la sua falsa modestia pretesca.
Mi alzo mentre la confusione delle fughe più volte annunciate da Zanotelli ed Ismael si concretizza, per spiegare come funzionano gli ambulatori per migranti non regolari (STP), parlando direttamente in inglese e francese. Spiego tutto nei dettagli, logorroico e bilingue.
Cito a volo con tre parole i diritti di donne e gay, la questione della responsabilità dei partiti e la follia di considerare i migranti disoccupati e gli italiani disoccupati in due modi diversi, a danno di entrambi, giacché oggi il mercato del lavoro è drogato dalla criminalizzazione dei primi e dalla frustrazione leghista dei secondi.
Non riesco a spiegarmi perché per iscritto risultino invertite le due proporzioni del discorso, in realtà tutto incentrato sull'equivoco, evidentemente voluto, del negare la presenza del diritto alla salute in Italia per i migranti regolari ed irregolari.
Ripeto a parte qualche spiegazione dopo che un simpatico africano francofono ha tradotto un po' troppo velocemente il tutto in arabo.
Una bruna mi riconosce una bionda mi chiede l'email.
Mentre esco trovo un gruppetto di africani, l'unica donna migrante ed il bengalese, disposti in circolo per una nuova riunione, dopo l'evidente fallimento di quella generale.
Provo a stressare il concetto dei diritti delle donne e della multiculturalità evidentemente negate da quello che si pretende essere una rete antirazzista. Vengo tacitato con la classica metodica comunista della fretta del gruppo di lavorare su altri argomenti urgenti. Rinnovo i saluti ricordando che quando si parla di deficit di salute o di ambulatori STP si sta proprio parlando della salute delle donne, che sono provatamente coinvolte due volte più degli uomini, in quanto donne ed in quanto madri.
Mentre mi allontano rifletto su quanto siano pericolose le manipolazioni comuniste, leghiste, fondamentaliste, caritatevoli, linguistiche, napoletane o migranti. Mentre mi allontano rifletto sul fatto che ormai gli imam arabi stanno già organizzando gruppi pericolosi di uomini ad una lotta per il predominio della società, fosse pure quella del vicolo o del quartiere. Mentre mi allontano rifletto sull'ipocrisia delle associazioni italiane, cattoliche o comuniste, che usano i migranti come arma per ottenere fondi o per la loro personale lotta di classe. Mentre mi allontano rifletto sul fatto che l'indifferenza della maggior parte della popolazione napoletana, drogata dallo shopping e dalla televisione, dal calcio e dal Natale, sia forse la cosa più pericolosa di tutte.
PARTECIPATE
La strega maligna
Manlio Converti


0 Comments:
Posta un commento
Links to this post:
Crea un link
<< Home